Carusə | sine Sole sileo

Creazione vincitrice del bando IndipenDanse ’25

Carusə è una coreografia/performance in forma di assolo, ispirata alla danza silenziata del tarantismo come endorcismo — metabolizzazione trasformativa di traumi in energia vitale. La ricerca esplora simboli e processi generativi delle danze silenziate di trance/possessione (fisicità, ritmi, incorporazioni ed escorporazioni), disaminando quali simboli odierni, mutati da umano/digitale/tecnologico, possano oggi assumere il ruolo dei vecchi per rispondere all’hauntology contemporanea. Il lavoro guarda a tensioni e traumi incorporati, da endorcizzare generativamente contro la perdita di vigore corporale, e affina la riflessione sulla traumatofilia di Avgi Saketopoulou, trasformando ferite in rigenerazione.

L’assolo si sviluppa in circa 25 minuti, alternando momenti più fisici a fasi statiche, con il corpo esposto a simboli-ostacoli concreti — spighe di grano, terra e tessuti scenici — che aumentano la difficoltà e rendono il movimento imprevedibile. Il tessuto sonoro, costituito da abbai di cane, rumore di pioggia, canzoni sacrali e un’eventuale overture di Connie Converse, crea un ambiente perturbante e immersivo, dove il corpo reagisce, si adatta e talvolta “cede”, rendendo il fallimento e la vulnerabilità parte integrante del materiale scenico.

Pur destinata a un pubblico indifferenziato, la performance predilige spazi non normati, dove la prossemica ravvicinata amplifica la tensione e rende visibile la fragilità dei corpi. Il dispositivo scenico pratica il trauma e la trasformazione, mettendo in crisi i limiti fisici, la percezione e la stabilità del gesto: il corpo diventa agente attivo di sperimentazione, vulnerabile e instabile, capace di generare risonanza collettiva. In questo contesto, Carusə guarda a una giovinezza epistemica (hauntology: porosità al “non più/non ancora”), per cui il corpo si configura come tecnologia poetica pronta, in cui il morso del trauma si trasforma in forza resistente e auto-rigenerante, trasformando l’assolo in un rituale contemporaneo sospeso tra mitosimbolico, presente e futuri possibili.

Footage di restituzioni selezionate:

  • https://www.youtube.com/watch?v=kOTPbOXOPdY
  • https:// youtube.com/shorts/W9oMV20MjDE
  • https://www.instagram.com/p/DR43IUqDclq
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Carusə | sine Sole sileo

è un lavoro coreografico e performativo liberamente ispirato al tarantismo e a La terra del rimorso di Ernesto De Martino (1961). Riporta nel presente un passato in cui ferite e desideri collettivi prendevano forma nei rituali danzati, indagando come le stesse urgenze risuonino oggi.

La ricerca si concentra sull’endorcismo, pratica che integra e trasforma le forze nascoste del corpo e del sociale, per esplorare le forme di un possibile tarantismo contemporaneo. Attraverso la danza, Carusə restituisce al corpo la capacità di trasformare malinconia e desiderio in energia vitale, superando l’alienazione e aprendo a una dimensione di rigenerazione e libertà.

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Carusə | sine Sole sileo è una performance di circa 25’ —work in progress — che reinterpreta la danza silenziata del tarantismo alla luce delle sue risonanze contemporanee. Non si tratta di recuperare un rito del passato, ma di indagare come le sue tensioni — mutate, distorte, sublimate — agiscano oggi sul corpo, sollecitandolo a produrre forme di trasformazione che non siano più ridotte al silenzio.

Il lavoro propone una rilettura al maschile del tarantismo, tradizionalmente associato al corpo femminile, aprendo una prospettiva queer che riconosce nella crisi uno spazio di identità mobili e desideri eccedenti.

La performance assume la giovinezza come condizione epistemica: un’età d’apertura all’hauntology, in cui il corpo è soglia, poroso alle presenze del non più e del non ancora, capace di accogliere ciò che lo attraversa senza neutralizzarlo. Può un corpo giovanissimo, maschile e queer farsi veicolo di malinconia e noia odierna e restituire ciò per mezzo di fisicità nate da una danza silenziata e al contempo creare nuove posture che raccontino di un contemporaneo in rinascita e contro l’alienazione e il soprosso sui corpi odierno?

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Dentro questa sensibilità giovanile e spettrale, il tarantismo si rivela come una possibile tecnologia poetica del presente: un mezzo attraverso cui il corpo trasforma il morso in energia vitale, convertendo vulnerabilità e desiderio in movimento.

È in questo snodo che si manifesta l’idea di endorcismo: una pratica che non espelle ciò che ferisce, ma lo integra, lo metabolizza, lo trasfigura in potenza generativa. Carusə costruisce così un dispositivo performativo che immagina il corpo come organismo adattabile ai tempi, capace di trasformare memoria, traumi e desideri in nuove forme di esistenza più libere e sensibili.

Note coreografiche e drammaturgiche

Il movimento si sviluppa a partire da task di ricerca ispirati ed evocati dai temi dell’esorcismo e dell’endorcismo. La coreografia, fortemente fisica, si traduce progressivamente in linguaggio segnico di matrice rituale, connotandosi a tratti come una vera e propria preghiera.

Le qualità fisiche esplorate e maggiormente ricercate sono la ripetizione, la trance, la tensione e la vibrazione (shaking): elementi che non solo rappresentano, ma soprattutto evocano il processo di trasformazione e di metamorfosi richiesto dal fenomeno del tarantismo, fino a una possibile catarsi. All’interno di questa ricerca assume rilievo l’uso di parti del corpo simboliche — occhi, collo, piedi — sottoposte a inusuali sforzi o forme, così come a qualità di movimento specifiche, per restituire l’introiettamento dell’energia esterna (di matrice animale simbolica) nel processo di evocazione dell’endorcismo.

Lo spazio scenico è concepito come un percorso tripartito:

  • un cerchio di grano che accoglie il corpo del/della Carusə nel suo inizio;
  • una spirale di terra centrale, luogo in cui si consuma l’atto di esorcismo/endorcismo;
  • una croce costituita da candidi cuscini bianco-ricamati, in cui riposa un corpo rinnovato, a suggello della trasformazione.
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La drammaturgia musicale si articola anch’essa in più piani:

  • una prima traccia creata dal regista, un ambiente sonoro di rumori e voci registrate, capace di evocare un paesaggio tanto antico e fantomatico quanto brutalmente contemporaneo;
  • due tracce di compositori e compositrici contemporanee: la prima di matrice ritualistica, la seconda più vicina a una dimensione festiva, simile a un party, che restituisce la natura attuale delle energie che sostanziano il pezzo;
  • in apertura, come overture, il performer canta una canzone di Connie Converse, che introduce lo spettatore in una dimensione intima e sospesa.

Stato del progetto

Carusə | sine Sole sileo è un work in progress, attualmente in fase di ricerca e continue sperimentazioni coreografiche – passabile però di restituzioni aperte al pubblico nel frame di primo-studio. Alcune sessioni di prova sono già state condotte per esplorare i task legati a esorcismo, endorcismo e introiettamento di energia sociali (haunting) nel corpo, così come la drammaturgia dello spazio scenico e delle sequenze musicali.

  • Durata prevista dello spettacolo: 45 minuti
  • Numero di interpreti: 1
  • Periodo di debutto previsto: entro 2026
  • Residenze o workshop svolti: prime sessioni di studio svolte a Lecce presso lo spazio Barrakk’Art di Koreoproject; si ricercano possibilità di residenze future per consolidare la drammaturgia e lo sviluppo fisico.
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  • Obiettivi immediati: consolidare le sequenze rituali, affinare la qualità fisica e segnica del movimento, definire la partitura musicale e l’uso dello spazio scenico tripartito, sviluppo di una drammaturgia luce grazie a supporto tecnico teatrale.
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